Cinque stelle di nuovo in tilt, stavolta sulla giustizia

Fonte: Huffington Post

di Gabriella Cerami

Spaccati sulla riforma Cartabia, ma Draghi la porta in Cdm

C’era una volta la cabina di regia. Nel pomeriggio era prevista una riunione tra le forze di maggioranza per discutere della riforma del processo penale in vista del Consiglio dei ministri di giovedì. Sarebbe dovuto essere uno di quegli incontri a cui i governi Conte I e Conte II avevano abituato, una di quelle sedute che servivano all’allora premier per mettere d’accordo i partiti litigiosi. Mario Draghi invece ha deciso di tirar dritto, di non sedersi al tavolo con i rappresentanti dei partiti, ma di lasciare direttamente al ministro della Giustizia Marta Cartabia l’incarico di stilare una proposta di mediazione, in particolare sul nodo della prescrizione, e di portarla al Cdm. Senza alcun rinvio nonostante il muro che molti esponenti M5s hanno eretto in difesa della vecchia riforma targata Bonafede, ex titolare del dicastero di via Arenula, che ha abolito del tutto la prescrizione.
Il premier quindi andrà avanti sulla sua strada anche perché una parte dei soldi del Recovery fund, destinati all’Italia, arriveranno solo se sarà approvata una riforma che garantisca tempi rapidi della giustizia. Il Movimento 5 Stelle dal canto suo resta spaccato a metà con una parte dei parlamentari che chiede il rinvio per non vedere spazzata via la sua ‘bandiera’ portata a casa dal precedente governo e una parte, la più consistente, pronta ad accettare la proposta di mediazione.
Tanto è vero che mentre c’è chi assicura che il Movimento “non cederà” sulla prescrizione, fonti beninformate che stanno seguendo da vicino la trattativa riferiscono che malgrado le evidenti difficoltà M5s sarà costretto ad allinearsi: “La proposta Cartabia non entusiasma però è digeribile”. I contatti si moltiplicano. I grillini sono in una sorta di riunione permanente iniziata in mattinata con un incontro al quale hanno partecipato il capodelegazione Stefano Patuanelli, la sottosegretaria Anna Macina e i componenti M5s delle commissioni giustizia di Camera e Senato, tra i quali l’ex ministro Alfonso Bonafede. A fare da intermediario e a interloquire con il ministro Cartabia è la sottosegretaria Macina.
Il punto più controverso resta la reintroduzione della prescrizione, prevista da Cartabia, seppur con un timing definito e inderogabile per i diversi gradi di giudizio: due anni in appello e uno in Cassazione. E dalla quale i 5 Stelle vorrebbero quanto meno escludere alcune fattispecie di reato. Sarebbe questo il compromesso raggiunto. “La proposta Lattansi – ricorda un componente M5s dell’esecutivo – aveva cancellato del tutto la riforma Bonafede. Cartabia invece ha detto che si riparte dalla Bonafede fino alla sentenza di primo grado e poi interviene una prescrizione procedurale. Diciamo che è digeribile come proposta”. Ma non tutti gli esponenti grillini sono d’accordo, primi fra tutti Alfonso Bonafede, come prevedibile, e Vittorio Ferraresi che molto si era speso nello scorso governo per cancellare la prescrizione. Ci sarebbero anche altri punti su cui si sta trattando. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, avrebbe chiesto e ottenuto lo stralcio della misura che limita il ricorso in Appello da parte delle Procure.
Nonostante questo in casa 5Stelle si respira nervosismo per l’accelerazione impressa alla riforma: “È sotto la luce del sole il momento che stiamo vivendo, eppure la riforma del processo penale arriva in Cdm, suona quanto meno indelicato”, dice un ‘big’ del Movimento trincerandosi dietro l’anonimato.
E se via Arenula sembra propendere, assieme a Palazzo Chigi, per un’accelerazione, c’è chi tra i ministri prova a frenare: “I tempi non sono ancora maturi”, il leitmotiv che rimbalza soprattutto tra alcuni M5s in rotta con il resto del partito. Ma niente da fare. Draghi e Cartabia sono intenzionati ad avanti avanti e ad approvare la riforma del processo penale, reintroducendo la prescrizione con buona pace dei grillini che dell’abolizione avevano fatto il loro cavallo di battaglia.

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