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Gen 18

Censura arbitraria, i pericoli dei social

Fonte: Corriere della Sera

di Pierluigi Battista

Erano considerati «mostri», ma se mettono a tacere il nemico (Trump) non lo sono più?


Fino all’altro ieri erano mostri giganteschi che divoravano i cervelli e la democrazia, oggi, se decidono di silenziare (insomma: censurare) il disgustoso nemico, diventano esclusivi club per soli gentiluomini, mere «agenzie private» che potranno pur decidere se mettere alla porta gli screanzati che violano le buone maniere di casa. Bisognerà pur scegliere una strada coerente, però: non si può lanciare l’allarme contro le mega-compagnie del web che svuotano i valori classici delle istituzioni democratiche, che incarnano un potere globale senza controlli e contrappesi e poi, solo per giustificare un’auspicata censura, minimizzare il loro ruolo come fossero innocui circoli degli scacchi autorizzati a scegliere i propri ospiti.
Oggi, piaccia o non piaccia, la politica passa da lì, è quella la piazza contemporanea, e negare l’accesso a qualsivoglia soggetto politico diventa, per usare le sagge parole liberali di un’acerrima nemica di Trump come Angela Merkel (ben consapevole, nativa nella Germania comunista, della deriva totalitaria del potere), quanto meno una scelta «problematica» e fortemente lesiva della libertà d’espressione politica. Tanto più se quella scelta diventa zigzagante, opportunistica, mutevole, lasciando libero il campo a dittatori e attentatori seriali dei diritti fondamentali e ciarlatani di varia matrice, e non avendo nulla da eccepire, ad esempio, alle manifestazioni dell’antisemitismo «progressista» che si alimenta sui social con ripetuti attacchi a Israele e ripetuti inviti di radere al suolo l’«entità sionista». E dunque si stabilisce che siano le mega-compagnie, talvolta demonizzate fino al giorno prima, ad essere investite del compito di stabilire, in uno spazio formalmente privato ma capace di coinvolgere milioni e forse miliardi di «utenti», cosa è lecito dire e cosa non lo è. Una privatizzazione del diritto e della sanzione che dovrebbe preoccupare i custodi del santuario democratico. E invece, attraverso una rappresentazione iper-banalizzante dei padroni dei social («agenzie private» come un club per soli uomini), a prevalere è il godimento per la messa al bando dell’orrido nemico. Senza considerare che la ruota della storia gira, e i sostenitori della censura arbitraria potrebbero diventare un giorno i nuovi censurati in base a una decisione «problematica».

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