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Lug 30

Camere, maggioranza in tilt sulle presidenze delle commissioni. Grasso bocciato, Speranza lascia il cdm

Fonte: La Repubblica

Bufera sulle nomine dei presidenti delle Commissioni per tre incidenti gravi (due al Senato e uno alla Camera) al momento del voto dopo che era stato raggiunto un accordo politico. Votazioni concluse alle 2 di notte, con ostruzionismo e risse sfiorate


È bufera sulle nomine dei presidenti delle Commissioni per tre incidenti gravi (due al Senato e uno alla Camera) al momento del voto dopo che era stato raggiunto un accordo politico. Al Senato la maggioranza va sotto sull’Agricoltura. E sulla Giustizia Piero Grasso è stato battuto incassando 11 voti contro i 13 del leghista Ostellari.
Il ministro Roberto Speranza pone in Consiglio dei ministri la questione politica aperta nella maggioranza dopo la mancata elezione di Grasso. Il ministro della Salute ha lasciato i lavori del Cdm, dopo aver votato la proroga dello stato di emergenza: “Inaccettabile quanto avvenuto. Serve un chiarimento di maggioranza”. Alla fine della giornata, infatti, solo Leu non ha ottenuto alcuna presidenza (quella prevista è finita alla Lega), mentre gli altri partiti hanno ottenuto quanto previsto dall’accordo di maggioranza.Grandissima fibrillazione nei gruppi 5s, attaccati in particolare dalla base del movimento. Alla Camera eletto alla Giustizia Vitiello (Iv) che però rinuncia all’incarico. Per questo ruolo, poco prima delle 2 di notte, passa la nomina del 5 Stelle Mario Perantoni, quella prevista dagli accordi presi tra le forze di maggioranza, mentre il renziano Marattin va alla guida della Commissione Finanze. Un risultato ottenuto con difficoltà, tra ostruzionismo delle opposizioni e momenti di tensione tra i deputati.

Retroscena: rivolta peones 5Stelle e correnti Pd
Fibrillazioni alle stelle in M5s e nel Pd, con molti parlamentari, specie tra i pentastellati che hanno contestato gli accordi presi tra i capigruppo sulle presidenze delle 28 Commissioni permanenti dei due rami del Parlamento. Tra i dem, invece, è riesplosa la concorrenza tra correnti.
Nel pomeriggio al Senato in ben due delle 14 Commissioni la maggioranza va in frantumi facendo eleggere due senatori della Lega, mentre in Serata alla Camera l’elezione in Commissione Giustizia di Vitiello di Iv al posto del candidato di M5s Perantoni, ha messo in discussione tutti gli accordi. I capigruppo di Camera e Senato di M5s, Pd, Iv e Leu si sono incontrati svariate volte, ben quattro nelle ultime 24 ore per raggiungere una intesa sui Presidenti di Commissione.
Gli accordi hanno previsto l’attribuzione a M5s di metà delle presidenze, quindi sette alla Camera e sette al Senato; al Pd nove (5 a Montecitorio e 4 a Palazzo Madama), quattro a Iv (due in entrambe le Camere) e una a Leu (Piero Grasso alla Giustizia in Senato).
Già questo schema ha portato alcuni senatori e deputati pentastellati a contestare i rispettivi direttivi: i rapporti di forza con gli altri partiti avrebbe dovuto condurre a pretendere 8 Commissioni e non 7 in ciascuna Camera. Altra contestazione riguarda i nomi stessi dei presidenti designati dai partiti alleati, in particolare Piero Fassino alla Esteri della Camera, e i due esponenti di Italia Viva, Luigi Marattin e Patrizia Paita, indicati rispettivamente per la Finanze e la Trasporti.
Tutti è tre hanno in passato criticato o Grillo (Fassino) o il Movimento. Nel Pd il problema è stato diverso, con la concorrenza tra correnti. In particolare Base Riformista, che numericamente è la più forte anche se nel partito è in minoranza, ha lamentato un suo sottodimensionamento
Da giorni serpeggiavano malumori su candidati che non avevano ottenuto un consenso condiviso, è il caso proprio di Grasso considerato forse da qualcuno nella maggioranza troppo giustizialista.
L’opposizione intanto attacca i partiti che sostengono il governo: “Sono allo sbando”. Ma la maggioranza poche ore prima aveva dato una prova di compattezza: in Aula al Senato sullo scostamento di Bilancio, per cui serve la maggioranza assoluta, ha ottenuto 170 voti rispetto ai 160 necessari. Una maggioranza che si è addirittura consolidata rispetto alle precedenti fiducie.
Come interpretare dunque le due bocciature sulle commissione? Secondo fonti parlamentari, le trattative sulle presidenze delle Camere risultavano complesse, la Lega avrebbe dovuto uscire. Poi è giunta la forzatura dei gruppi di chiudere l’accordo prima della pausa estiva. La fretta non è stata buona consigliera, malumori serpeggiavano da giorni e si sono manifestati al momento del voto dell’Agricoltura e della Giustizia.

Alta tensione tra deputati su Finanza e Giustizia
In nottata il centrodestra ha occupato la commissione giustizia della Camera bloccando quindi il voto per l’elezione del presidente.  “Vogliamo – dicevano – che il voto nella nostra Commissione sia libero e non condizionato dal voto in Commissione Finanze”, dove si attendeva l’esito dell’elezione in Commissione Giustizia per verificare che l’accordo di maggioranza tiene. Il nome indicato, quello di Luigi Marattin, non era infatti gradito a molti grillini. Alla fine, alle 2 di notte, è stato eletto il 5 Stelle Perantoni. Mentre veniva sciolto questo nodo, la tensione saliva in Commissione Giustizia, con una rissa sfiorata tra il 5S Luca Migliorino e alcuni esponenti dell’opposizione. Poi la svolta, con l’elezione del renziano Marattin e con tutti i pezzi del mosaico che sono andati al loro posto.

E ora i 5Stelle chiedono di ridiscutere l’accordo
“Dopo aver perso la commissione agricoltura al Senato è necessario un momento di riflessione interno alla maggioranza che riguardi le scelte fatte finora e riconosca con spirito critico anche gli eventuali errori commessi”, spiegano in una nota alcuni membri della commissione Esteri della Camera. A creare malumori, oltre quello che alcuni pentastellati definiscono un tradimento al Senato, dove è stato confermato il leghista Vallardi, in Commissione Agricoltura, anche le tensioni sul nome di Marattin, attuale capogruppo di Italia viva in commissione Bilancio alla Camera, andato a guidare la Commissione Finanze.

Il voto dei presidenti alla Camera
Alla Camera il dem Fassino è stato eletto agli Esteri, Rizzo (M5S) confermato alla Difesa, Paita (Iv) ai Trasporti, Serracchiani (Pd) Lavoro, Rotta (Pd) Ambiente, Nardi (Pd) Attività produttive, Casa (M5S) Cultura, Battelli (M5S) Politiche Ue, Lorefice (M5S) Affari sociali. Gallinella (M5S) è andato a presiedere l’Agricoltura, Melilli (Pd) il Bilancio. Perantoni (M5S) è diventato presidente della commissione Giustizia, dopo le dimissioni di Vitiello (Iv). Marattin è stato eletto alle Finanze

Senato, ecco l’elenco dei presidenti eletti
Sono terminate le votazioni per l’elezione dei nuovi presidenti delle commissioni permanenti del Senato, in tutto 14. Di seguito l’elenco: Affari Costituzionali: Dario Parrini (Pd); Giustizia: confermato Andrea Ostellari (Lega), mentre il nome proposto dalla maggioranza eran quello di Pietro Grasso (Leu); Esteri: Vito Petrocelli (M5s); Difesa: Roberta Pinotti (Pd); Bilancio: Daniele Pesco (M5s); Finanze: Luciano D’Alfonso (Pd); Cultura: Riccardo Nencini (Psi-Iv); Lavori Pubblici: Mauro Coltorti (M5s); Agricoltura: Giampaolo Vallardi (Lega), confermato alla guida della commissione, mentre il nome proposto dalla maggioranza era quello di Pietro Lorefice (M5s); Industria: Gianni Girotto (M5s); Lavoro: Susy Matrisciano (M5s); Sanita’: Annamaria Parente (Iv); Ambiente Wilma Moronese (M5s); Politiche Ue: Dario Stefano (Pd).

Il Pd fa il pieno, Leu resta a bocca asciutta
Tra accuse incrociate e sospetti reciproci, a bocca asciutta rimane solo Leu, mentre M5s incassa 13 presidenze (6 al Senato e 7 alla Camera), perdendone però una rispetto all’accordo siglato all’interno della maggioranza (la Agricoltura di palazzo Madama, che sarebbe dovuta andare a Lorefice mentre è stato rieletto il presidente uscente leghista). Chi fa il ‘pieno’ delle caselle previste è il Pd, che ottiene 5 presidenze di commissione alla Camera e 4 al Senato. Idem Italia viva, che incassa tutte e 4 le presidenze concordate: 2 alla Camera e 2 al Senato. L’unica presidenza che sarebbe toccata, secondo gli accordi, a Leu, ovvero la Giustizia al Senato con Pietro Grasso, è restata invece in mano alle opposizioni, con la conferma del leghista Ostellari.

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