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Gen 30

Brexit, Westminster rilancia May: “Nuovi negoziati con Bruxelles”

Fonte: La Stampa

di Alfonso Bianchi

Nel piano B lo stop a una frontiera in Irlanda. La Ue gela Londra: l’intesa non si tocca


Theresa May è riuscita nel suo intento di ricompattare il partito Conservatore con una mossa che però la porterà a un muro contro muro con l’Unione europea sulla Brexit. Dopo una maratona di 11 ore la Camera dei Comuni ha ieri approvato con 317 voti a 301 un emendamento che chiede di superare il backstop, l’accordo per tenere temporaneamente l’Irlanda del Nord nel mercato unico ed evitare un «hard border», violando di fatto quella che per l’Europa è una linea rossa. Il testo che è riuscito ad avere la maggioranza («Sostanziale e sostenibile» l’ha definita la premier) del Parlamento è stato proposto da Graham Brady, il presidente del cosiddetto Comitato 1922, che rappresenta i deputati conservatori che non sono membri del governo. L’emendamento, appoggiato da Tory e Unionisti del Dup, afferma che il backstop dovrebbe essere «sostituito con soluzioni alternative per evitare un confine duro» tra Irlanda e Ulster. Ma quali sarebbero queste soluzioni non lo sa ancora nessuno. «Questo sarà oggetto dei negoziati» con Bruxelles, si è limitato a dire il Segretario di Stato per la Brexit, Stephen Barclay, tra le proteste dell’opposizione.
È stata la stessa May, inizialmente scettica, a decidere poi di appoggiare questa modifica chiedendo ai deputati un mandato per tornare a negoziare con l’Ue. «Il mondo sa cosa questa Camera non vuole. Oggi dobbiamo mandare un messaggio forte su ciò che vogliamo», aveva dichiarato la premier promettendo che se la sua proposta sarebbe stata approvata, avrebbe chiesto a Bruxelles una «modifica significativa e legalmente vincolante all’accordo di ritiro» con la Ue.

Il no di Macron
Ma prima ancora che Westminster si esprimesse da Cipro, dove si trovava ad un summit dei Paesi del Mediterraneo, il presidente francese Emmanuel Macron, aveva già chiuso la porta alla possibilità. L’accordo raggiunto tra Bruxelles e Londra, e già rigettato in maniera secca ai Comuni lo scorso 15 gennaio, «è il migliore possibile» e «non è rinegoziabile» ha sentenziato.
Quello di Brady non era l’unico testo al voto, altri tentativi di compromesso sono stati rigettati dall’Aula che non è riuscita a trovare una maggioranza alternativa se non su quello, significativo ma non vincolante, che chiede di evitare il No Deal. Lo speaker dell’Aula, John Bercow, ha concesso di votare su 7 dei 15 emendamenti presentati, tra questi anche quello del Labour, con Jeremy Corbyn primo firmatario, che chiedeva di dare all’Aula «tempo sufficiente» per negoziare con l’Europa e di restare in una forma di Unione doganale. Il testo è però stato bocciato con 327 voti contrari e 296 favorevoli, segnando una sconfitta del laburista che al termine delle votazioni si è arreso e ha accettato di tornare al tavolo negoziale con la premier. Bocciato anche l’altro testo del Labour, che chiedeva di estendere l’articolo 50 e ritardare di 9 mesi il divorzio. «Una proroga dell’articolo 50 è inevitabile in ogni scenario», ha detto Corbyn facendo notare che «anche nel caso alquanto improbabile che il nuovo accordo del primo ministro riceverà l’approvazione del Parlamento a febbraio non vi sarà poi il tempo necessario perché i decreti attuativi siano pronti per la data del 29 marzo». I Comuni hanno mostrato di non pensarla così e hanno scelto di tirare dritto. Ora il testo completo dovrebbe tornare in Aula il 14 febbraio e May, che dalla giornata di ieri esce trionfante, sente di poter portare a casa una vittoria. La sua speranza è che questa volta la sua posizione negoziale a Bruxelles sarà più forte. Ma l’Ue non sembra disposta a riaprire le trattative: «Il backstop è parte di quell’accordo, e quell’accordo non è aperto a nuovi negoziati», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

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