Brexit, no deal? Cosa succede nell’e-commerce: dazi, ritardi e gestione dei resi

Fonte: Corriere della Sera


L’effetto Brexit sulle vendite online
L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea genererà grandi cambiamenti anche nel settore dell’e-commerce. Quello britannico attualmente è il più grande mercato online in Europa, nonché il terzo al mondo, e ha contribuito in modo significativo al successo dell’industria europea delle vendite online. In caso di Brexit con il famigerato «no deal» gli scambi commerciali tra le due sponde della Manica saranno disciplinati secondo i termini stabiliti dall’Organizzazione mondiale del commercio, che prevedono dazi e controlli alla frontiera.
I dazi si applicheranno solo alle transizioni che superano le 135 sterline (147 euro). Questo salvaguarda una fetta considerevole di flussi di merce tra i due «blocchi».
In tutti gli altri casi comprare un prodotto proveniente dal Regno Unito equivarrà ad acquistare beni provenienti dagli Stati Uniti o dalla Cina.

Dazi e Iva sulle spedizioni oltre la frontiera
Se non si arriva a un accordo, le spedizioni e-commerce dall’Unione europea verso il Regno Unito e viceversa saranno soggette a dazi doganali e Iva all’importazione.
Viste le numerose incognite ancora presenti, è difficile fare delle previsioni sull’impatto che queste spese potrebbero avere sul prezzo finale del prodotto. Ma in alcuni casi un aumento di qualche punto percentuale sarebbe sufficiente per erodere gran parte della marginalità, che in settori come l’elettronica è già molto bassa. La conseguenza potrebbe essere un aumento dei costi per l’acquirente.

Cosa cambia per chi vende su Amazon
Se per i clienti che acquisteranno sul marketplace italiano non cambierà molto, le aziende italiane che vendono i loro prodotti in Gran Bretagna, utilizzando la logistica di Amazon, dovranno affrontare uno scenario completamente nuovo.
Come conseguenza della Brexit, infatti, il Regno Unito dal 1° gennaio sarà escluso dal programma paneuropeo di logistica di Amazon; vale a dire che l’azienda non gestirà gli spostamenti dei prodotti oltre la dogana per conto del cliente. I trasferimenti di inventario tra Regno Unito e Ue cesseranno venerdì 18 dicembre. E dal 28 dicembre le vendite transfrontaliere tramite il programma europeo di logistica si fermeranno completamente. Le aziende, che vorranno continuare a vendere i loro prodotti sia su Amazon Uk che su uno degli store europei, dovranno dividere le loro scorte in due magazzini, uno nel Regno Unito e un altro nell’Ue. Il che comporterà per loro maggiori costi di gestione.

E-commerce, cosa cambia per chi vende su Zalando
Anche ZFS (Zalando Fulfillment Solutions), il servizio che permette ai brand di accedere all’infrastruttura logistica di Zalando, da gennaio interromperà i servizi in uscita verso il Regno Unito. Inoltre tutte le merci consegnate ai magazzini Zalando dovranno essere sdoganate in anticipo. Le spedizioni che non sono sdoganate saranno rifiutate. «Non è ancora chiaro come saranno le relazioni tra l’Ue e il Regno Unito dopo la Brexit. Insieme a tutti i partner coinvolti, abbiamo lavorato all’attuazione di tutti i passi necessari con l’obiettivo di stabilire processi fluidi per tutti i clienti all’interno del Regno Unito in futuro – dichiara l’azienda -. Inoltre, continuiamo a sostenere i nostri colleghi britannici, fornendo loro l’accesso ad ampie risorse e a consulenze individuali da parte dei nostri esperti».

Il problema dei resi
Un altro problema di non facile gestione sarà quello dei resi. «C’è tutta un’attività amministrativa che l’esportatore dovrà svolgere per giustificare il rientro del reso ed evitare che sia sottoposto a dazi» , spiega il presidente di Netcomm. Il rischio è che il prodotto venga tassato sia all’andata che al rientro dell’ordine e per alcuni settori il costo potrebbe essere significativo.

Tempi di spedizione più lunghi con la Brexit
Regolamentazioni doganali più rigide tra Ue e Regno Unito finiranno per allungare i tempi di spedizione. Questo accadrà anche qualora le due parti dovessero arrivare a un accordo. In una lettera inviata a settembre alle organizzazioni degli industriali il governo britannico prevedeva code di oltre 7 mila tir a Dover e ritardi di almeno due giorni nel regolare il transito delle merci dirette in Europa. Una situazione che avrà delle conseguenze anche sull’e-commerce.
Se è vero che l’acquisto continuerà ad essere a portata di click, un cliente italiano prima di vedersi recapitare a casa un prodotto che arriva dal Regno Unito dovrà attendere un bel po’.
Per gli inglesi, che acquistano online molto più degli europei e che in settori come l’agroalimentare importano buona parte dei prodotti che consumano, potrebbe essere ancora peggio.

La corsa alle scorte degli e-commerce britannici
Se gli europei rischiano spendere di più acquistando online un prodotto proveniente dal Regno Unito, gli inglesi, oltre all’aumento dei costi, temono di non trovare più con la stessa facilità di prima tutta una serie di beni di importazione. Che si tratti di un rischio concreto lo dimostra il fatto che molti rivenditori britannici hanno iniziato da tempo a fare scorte.
AO World, rivenditore online specializzato in prodotti elettronici come cellulari, televisori, frigoriferi e lavatrici, ha raddoppiato la sua capacità di stoccaggio per far fronte a qualsiasi interruzione della catena di fornitura al termine del periodo di transizione.

 

 

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