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Apr 11

May dice sì alla Ue, accordo per il rinvio a ottobre dell’uscita del Regno Unito

Fonte: Corriere della Sera

di Ivo Calzzi

Theresa May ha accettato la proposta del polacco Tusk, presidente del Consiglio Ue. La linea ancora una volta dettata da Angela Merkel con il consenso degli altri Paesi membri

 
La premier britannica Theresa May ha accettato la proposta del Consiglio degli altri 27 capi di Stato e di governo per una estensione di oltre sei mesi – dal previsto 12 aprile fino al 31 ottobre prossimo – per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, con la flessibilità di anticipare e alcune condizioni. «Tutto ciò che accadrà sarà nelle mani del Regno Unito – ha chiarito il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, alla fine del summit a Bruxelles protrattosi oltre le due di notte -. Può ratificare l’accordo di ritiro e andarsene oppure può cambiare strategia, anche se non si potrà cambiare l’accordo di ritiro. Oppure può decidere di revocare (la Brexit, ndr)».
May aveva chiesto ai 27 leader una proroga al 30 giugno prossimo per allontanare la scadenza prevista domani. Ma non aveva potuto garantire di superare i contrasti nel Parlamento di Londra, che hanno finora impedito l’approvazione dell’accordo di ritiro, né di evitare una traumatica Brexit “senza accordo” con prevedibili conseguenze negative anche per i 27 Paesi membri. Poi era uscita dalla sala e rimasta in attesa. Tusk, intorno all’una di notte, le ha comunicato che i 27 proponevano il rinvio a fine ottobre. May ha chiesto una pausa e circa un’ora dopo ha approvato, apprezzando l’accoglimento della flessibilità di anticipare. «Voglio che il Regno Unito lasci l’UE il prima possibile – ha detto -. Ora dobbiamo lavorare tutti per ottenere la maggioranza in Parlamento e per dare seguito al risultato del referendum. Se l’accordo sarà approvato nelle prime tre settimane di maggio, il Regno Unito potrà lasciare l’ Ue l’ 1 giugno». Andando oltre sarà necessario partecipare al voto europeo del 23-26 maggio. Le regole comunitarie non sembrano consentire a un Paese, pur in uscita, di non essere rappresentato nella Camera Ue.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha confermato che Londra «è pronta a prepararsi al voto europeo», se non avrà varato prima l’accordo per l’uscita. «È probabile che il Regno Unito parteciperà alla elezioni europee – ha confermato il presidente della Commissione Ue, il lussemburghese Jean-Claude Juncker -. Sono le regole, dura lex sed lex». Il timore del governo britannico è che il voto Ue di fatto diventi un secondo referendum sulla Brexit. La linea dell’Europa l’ha data, come al solito, Merkel, entrata nel summit dichiarando sicura: «Nessun dubbio che troveremo un accordo» su una proroga lunga con impegno di May di organizzare le elezioni europee. «Per me è molto importante che il Regno Unito dica che si prepara per le elezioni europee, questo garantisce il funzionamento delle istituzioni europee», ha detto la cancelliera tedesca, lasciando a May la possibilità di anticipare l’approvazione a Londra dell’accordo sulla Brexit, concordato con Bruxelles dopo una lunga e difficile trattativa. Tusk ha definito “solo informativa” una revisione già fissata per giugno.
L’Italia ha sostenuto la linea Merkel. «Siamo favorevoli a una proroga, ovviamente non può essere di un mese o due, ma più lunga», è stata la posizione del premier Giuseppe Conte, che intende tutelare l’ampia comunità italiana nel Regno Unito e l’ingente interscambio commerciale italo-britannico. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier olandese Mark Rutte, abituali alleati di Merkel, hanno condiviso con la maggioranza dei colleghi l’utilità di evitare la Brexit senza accordo. Ma hanno assunto una posizione più rigida per mettere pressione su May. Soprattutto Macron ha spinto per il rinvio non oltre ottobre, per evitare a novembre la nomina di un commissario del Regno Unito nella nuova Commissione Ue. Dubbi comunque restano sulla effettiva conclusione del negoziato Londra-Bruxelles entro ottobre. Sull’eventualità dei prossimi eurodeputati britannici solo temporanei, il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha chiesto chiarezza perché «il Parlamento Ue non è un Grand Hotel, dove si entra e si esce a piacimento».

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