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Mag 07

Brexit e social media, quando la verità è diversa

Fonte: Corriere della Sera

di Edoardo Segantini

A condizionare il voto sono state soprattutto le bufale online (come i 75 milioni di turchi che sarebbero presto arrivati in Europa), veicolate attraverso i news feed di Facebook


I social network condizionano in modo sempre più forte e meno trasparente le scelte degli elettori. Possono creare un fossato tra la realtà e la percezione, come nel caso degli immigrati. Ha suscitato grande interesse, a questo proposito, l’intervento di Carole Cadwalladr dell’Observer al Ted di Vancouver, integralmente tradotto dall’agenzia Agi.
La giornalista ha scritto un reportage da Ebbw Vale, cittadina del suo Galles natale, dove il sì alla Brexit ha ottenuto il 62% . Ex centro minerario, poi zona depressa, Ebbw Vale ha ricevuto dall’Ue aiuti colossali: 33 milioni di sterline per il nuovo college, 350 per il centro sportivo, 77 per la stazione ferroviaria. Gli immigrati sono pochissimi. Questa è la realtà. Eppure il «leave» ha stravinto perché la gente dice che «l’Europa non ha fatto niente» e che degli immigrati «non se ne può più». A condizionare il voto sono state soprattutto le bufale online (come i 75 milioni di turchi che sarebbero presto arrivati in Europa), veicolate attraverso i news feed di Facebook. Veicolate da chi non è dato saperlo, perché sui news feed di Facebook non restano tracce. E la società, più volte sollecitata dai governi, finora si è sempre rifiutata di aprire il suo archivio, a dispetto dei proclami di trasparenza di Mark Zuckerberg. Merita chiarire che Carole Cadwalladr è una giornalista che sa di cosa parla. La sua più celebre inchiesta ha portato alla luce lo scandalo.
Facebook/Cambridge Analytica, cioè 87 milioni di profili di utenti violati a fini elettorali durante la campagna per Trump e per la Brexit. Il suo lavoro spinge a chiedersi in che modo, sulla base di quali analisi e di quali considerazioni, si formerà l’opinione di voto per le elezioni europee del 26 maggio. Ma dà anche speranza. Mostra quale aiuto può offrire il giornalismo di qualità al prevalere dei fatti sulle percezioni, sulle campagne d’odio e sulle menzogne.

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