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Gen 05

Borse: Milano vola (+2,7%) con Fca. Tokyo ai massimi dal 1992, Wall Street ancora da record

Fonte: La Repubblica

di Raffaele Ricciardi

Trump rivendica la spinta all’ottimismo dei listini, ma la Fed solleva dubbi su riforma fiscale e inflazione. La Borsa Usa non si ferma più: Dow Jones sopra 25mila punti. L’euro solido oltre 1,2 dollari

Milano vola al traino di Fca, con le banche e l’energia bene intonate, dopo che le Borse asiatiche hanno aggiornato i recenti picchi e mentre Wall Street infrange un record dietro l’altro.
Nel Vecchio continente, Piazza Affari svetta con un rialzo del 2,77% finale, con Fca (+8%) che si prende le luci della ribalta superando quota 17 euro ai massimi da quando è scattata la fusione Fiat-Chrysler. Effetto-traino anche su Exor e Ferrari. Francoforte termina la seduta in rialzo dell’1,46%, Parigi dell’1,55% mentre Londra è più attardata con un +0,32%. Non è da meno Wall Street, che non si ferma più: il Dow Jones sale per la prima volta sopra la soglia di 25mila punti. Alla chiusura dei mercati europei, l’indice delle blue chip aggiunge lo 0,6%, lo S&P500 lo 0,5% e il Nasdaq lo 0,1%.
Questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo di ben 3,26 punti percentuali volando ai massimi degli ultimi 26 anni: ha recuperato così i guadagni che non ha potuto segnare nei giorni scorsi, quando era rimasta chiusa per le festività di inizio anno. A spingere questa seduta inaugurale di 2018 per il listino nipponico sono stati i solidi dati sul manifatturiero di Usa e Cina che rafforzano l’ottimismo sull’evoluzione dell’economia mondiale.
Nelle altre Borse asiatiche, Hong Kong è salita dello 0,57%, Shanghai dello 0,49% e Shenzhen dello 0,54%. In calo invece Seul (-0,8%). Poco mossa Sidney (+0,11%).
Dalle minute della Federal Reserve pubblicate ieri sera, è emersa la conferma della linea di una nuova stretta dei tassi negli Usa nel corso di quest’anno. La maggior parte dei banchieri centrali americani concorda nel ritenere appropriata la politica di un “rialzo graduale” dei tassi, ma diversi esponenti del board esprimono anche dubbi sulla riforma fiscale targata Trump e sulle aspettative di inflazione. I funzionari della Banca centrale hanno comunque rivisto al rialzo le stime relative alla crescita del Pil Usa di quest’anno dal +2,1% precedente al +2,5%. L’attività del settore dei servizi continua ad espandersi nell’Eurozona a dicembre: l’indice Ihs Markit Pmi si è attestato 56,6, in aumento spetto al 56,2 di novembre e superando la recente stima flash di 56,5. Nettamente sopra, dunque, la fatidica soglia di 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione economica.
Negli Stati Uniti si segnala il balzo oltre le attese degli addetti nel settore privato, antipasto del rapporto sul lavoro di domani: secondo i dati Adp sono cresciuti di 250mila a dicembre, contro i 190mila previsti. Peggio delle stime invece la crescita di 3mila delle richieste di sussidi per la disoccupazione.
In Cina, l’indice Pmi servizi sponsorizzato da Caixin ha segnato un inatteso balzo a 53,9 da 51,9 di e rispetto a 51,8 atteso dai mercati. Si tratta della crescita più ampia da agosto 2014, grazie alla spinta degli ordini ai massimi da maggio 2015, alla fiducia ai livelli più alti da da sei mesi a questa parte e dall’occupazione che continua ad aumentare. In Giappone l’indice Pmi manifatturiero si è attestato a dicembre a 54 punti. Si tratta della lettura finale che viene rivista leggermente al ribasso dai 54,2 punti della stima preliminare ma comunque sopra la soglia di 50 punti.
Chiusura in rialzo per l’euro sui mercati del Vecchio continente. La divisa unica europea viene scambiata attorno a quota 1,2075 dollari, sui massimi da fine 2014. Lo spread tra Btp e Bund è stabile poco sopra 160 punti base, col rendimento del decennale italiano al 2,06%.
Il petrolio Wti sale dello 0,3% alla chiusura dei mercati Ue a quota 61,9 dollari. Poco mosso il Brent a 67,8 dollari al barile. Nella settimana conclusa il 29 dicembre le scorte di petrolio Usa sono calate di 7,419 milioni di unità a 424,463 milioni, mentre gli analisti attendevano un ribasso di 4,7 milioni, dopo la discesa di 4,609 milioni di unità precedente. Secondo un sondaggio della Fed di Dallas, il petrolio è ora a un livello di prezzo interessante per i produttori americani: il numero di pozzi attivi negli Stati Uniti potrebbe “salire sensibilmente” con il Wti in una soglia di prezzo tra 61 e 65 dollari. Questa nuove produzione potrebbe frenare il rialzo ulteriorei delle quotazioni.
L’oro spot si riporta in rialzo e alla chiusura delle Borse europee aggiunge lo 0,4% a 1.318 dollari l’oncia.

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