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Nov 23

Borse deboli: l’Eurogruppo discute di bilanci e terrorismo

Fonte: Repubblica

economia

di Giuliano Balestreri

I mercati aspettano segnali da Bruxelles: i ministri finanziari europei valuteranno i giudizi della Commissione sulle leggi finanziarie dei Paesi membri. Sul tavolo la richiesta francese di più flessibilità per affrontare l’Is. In calo oro e petrolio. L’argento è ai minimi dal 2009. Stabili Btp e spread

MILANO – Ore 12:45. Il terrorismo entra di prepotenza nell’agenda dei mercati europei proprio mentre i ministri europei delle Finanze si riuniscono a Bruxelles per  discutere dei giudizi rilasciati dalla Commissione europea sulle Finanziarie dei singoli Stati membri. Per l’Italia restano nodi da sciogliere, che comporteranno un supplemento di giudizio a primavera. L’oggetto della discussione, però, è completamente cambiato: se fino a poche settimane fa si discuteva della flessibilità richiesta dal governo Renzi per riforme, investimenti ed emergenza migranti (rispettivamente per 0,1, 0,3 e 0,2 punti di Pil), gli attentati di Parigi hanno spostato le priorità. Al centro del dibattito c’è la richiesta francese di sforare i tetti sul deficit per finanziare la guerra all’Is.
Sui mercati finanziari, invece, si oscilla tra le indicazioni provenienti dal Bce e della Federal Reserve in vista delle prossime riunioni di dicembre: prima toccherà alla Banca centrale europea che la prossima settimana (il 3 dicembre) potrebbe ampliare il programma di acquisto titoli sul mercato secondario. Un’eventualità ribadita venerdì scorso dal presidente Mario Draghi che ha detto: “Faremo tutto il possibile per far salire l’inflazione”. Per quanto riguarda la Fed – la riunione è in agenda il 15-16 dicembre – i banchieri in ordine sparso confermano “forti possibilità di un innalzamento del costo del denaro nel caso in cui i dati macroeconomici continuino ad essere incoraggianti”. Gli investitori sembrano ormai avere digerito la mossa rialzista convinti che la traiettoria che porterà a un aumento del costo del denaro nel tempo sembra molto graduale.
Le Borse europee si muovono in altalena: Milano recupera lo 0,4% dopo una partenza in salita, Londra perde lo 0,7%, Francoforte cede lo 0,4% e Parigi lo 0,8%. L’euro è in calo a 1,061 rispetto al dollaro. Lo spread è stabile a quota 100 punti base con i Btp che sul mercato secondario vengono scambiati a un tasso dell’1,5%.
Sul fronte macroeconomico attesa per l’indice Ifo sulla fiducia degli imprenditori in Germania, mentre le imprese manifatturiere dell’Eurozona hanno riportato a novembre l’aumento più veloce in quattro anni e mezzo dei tassi di crescita dell’attività e dei livelli occupazionali. Secondo la stima flash di Markit l’indice Pmi dell’Eurozona è aumentato a novembre a 54,4 da 53,9 di ottobre, indicando il più rapido tasso di espansione della produzione da maggio 2011. La crescita del manifatturiero ha mostrato un indice salito a 52,8 da 52,3 con la produzione che ha toccato il record su tre mesi, segnando il più consistente incremento mensile di ordini da aprile dello scorso anno. Dagli Usa si attendono l’indice dell’attività nazionale della Fed di Chicago e la vendita di case esistenti. In Italia l’Istat ha diffuso i dati sul reddito e le condizioni di vita relative al 2014 (l’agenda dei mercati).
Con Tokyo chiusa per festività, venerdì scorso Wall Street ha chiuso la seduta in forte rialzo grazie ai titoli retail e dei beni discrezionali. Gli indici hanno così archiviato una settimana in forte rialzo: per l’S&P 500 è stata la migliore dal dicembre 2014. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,51%, a quota 17.823,81; l’S&P 500 è salito dello 0,38%,a quota 2.089,17 e il nasdaq è aumentato dello 0,62%, a quota 5.104,92.
Tra le materie prime il prezzo del petrolio è tornato a calare dopo che il Venezuela è tornato a chiedere un intervento dell’Opec sulla produzione per calmierare il prezzo e riportarlo verso gli 80 dollari, pena una discesa a quota 20. Il greggio Wti del Texas cala così del 2,7% a 40,78 portando così il passivo del 2015 a -56%. Arretra anche il Brent dell’1,6% a 43,95%. In discesa anche l’oro: il metallo con consegna immediata scende dell‘1% a 1067 dollari l’oncia. Da inizio anno il passivo è stato del 9,5% dopo che la Fed si è decisa a rialzare i tassi. Le vendite colpiscono anche l’argento che cede l’1,5% a 13,978 finendo così ai minimi dal 2009.

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