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Gen 15

Bank of America: “Il vero pericolo è il clima, serviranno 70mila miliardi di investimenti”

Fonte: La Repubblica

Secondo gli analisti, senza intervenire l’ambiente diventerà estremo entro la fine del secolo: soffrirà il 60% della popolazione e ci saranno costi pari al 5% del Pil

Il 2016 è stato l’anno più caldo di sempre e abbiamo infilato una serie di record di surriscaldamento globale tanto che i 5 anni più caldi della storia si collocano tutti nel nuovo millennio. Nel 2016 il clima ha segnato il passo storico: le temperature medie sono risultate di 1 grado più alte rispetto al periodo antecedente l’industrializzazione. Non è solo una questione simbolica: significa che il pianeta è a metà strada verso quella soglia di due gradi di surriscaldamento entro il 2100 che sono visti come livello indicatore di una catastrofe per quanto attiene il cambiamento climatico.
Richiamando questi dati, gli economisti di BofA Merrill Lynch spiegano perché dalla tematica ambientale sarà impossibile scappare. In un report pubblicato a metà dicembre, la grande banca d’affari sostiene che le catastrofi ambientali e in ultima analisi il ‘climate change’ siano il rischio numero uno al mondo. Soltanto pochi giorni prima della sua fine, parlavano già del 2017 come il 41esimo anno conscutivo con temperature superiori alle media del 20esimo secolo. Ormai il clima “estremo”, ovvero caratterizzato da condizioni che sono storicamente rare, copre il 10-12% del pianeta, contro lo 0,2% del periodo tra i 1951 al 1980.
Il futuro rischia di essere altrettanto catastrofico. In uno scenario “business as usual”, ovvero senza che nulla si faccia sul punto, le temperature globali potrebbero salire di 4 gradi entro la fine del secolo, con picchi di +12 gradi. Con il 60% della popolazione ormai colpita da una situazione di clima estremo, il costo complessivo di questo scenario sarebbe di 5 punti percentuali di Pil e sconvolgerebbe soprattutto i Paesi emergenti. Se si vuole restare entro la soglia di 2 gradi di riscaldamento, dopo il picco previsto per il 2020, le emissioni devono dimezzarsi entro il 2050. Ogni ritardo ulteriore rischia di essere fatale.
“Tecnologie dirompenti stanno trasformando ogni settore, inclusa la mitigazione del clima e degli effetti dei cambiamenti climatici, dove ci sono strumenti tecnologici in grado di risolvere problemi in maniera più incisiva”, dice il report passando ad analizzare quelli che possono essere i vincitori della battaglia per il clima che il pianeta deve giocoforza combattere. “Le rinnovabili e l’efficienza energetica possono aiutarci a percorrere oltre l’80% della via verso un riscaldamento inferiore a 2 gradi”, dicono ancora gli esperti. Il mercato dell’energia pulita vale ora 300 miliardi di dollari l’anno “e può provvedere al 70-80% della capacità energetica aggiuntiva al 2040, tempo entro il quale i tre quarti della produzione potrebbe arrivare dalle fonti low-carbon”. Proprio la transizione verso la riduzione delle emissioni richiederà 70mila miliardi di investimenti, entro il 2040. La banca stila anche un elenco di titoli globali esposti sulle soluzioni relative al cambiamento climatico: l’Italia è rappresentata da Enel e Prysmian.

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