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Gen 09

Banche da salvare e accuse dimenticate

Fonte: Corriere della Sera

di Gian Antonio Stella

Era il 10 dicembre 2015 quando Alessandro Di Battista tuonò: «Ho il voltastomaco. Salvano le banche con i soldi della povera gente»


«S’affondano le mani nelle casse — crak! / si trovano sacchetti pieni d’oro — crak! / e per governare, come fare? / Rubar, rubar, rubar, sempre rubare!». Ulisse Barbieri, il commediografo mantovano che nel 1896 scrisse «Il crak delle banche», una canzone che irrideva con feroce allegria al rapporto tra i politici e i banchieri, già allora odiatissimi dal popolino, si sarebbe divertito a vedere il governo gialloverde costretto, per evitare un disastro ai risparmiatori di Carige, a varare uno di quei salvataggi bancari sui quali per anni aveva maramaldeggiato su chi stava al governo allora.
Chiaro: sia benvenuto il realismo. Meglio tardi che mai. Ma senza dimenticare gli errori, le complicità e le schifezze su questi temi che contribuirono a rovinare tanta gente, è interessante leggere oggi sul Foglio che il Consiglio dei ministri che ha lanciato un salvagente all’istituto di credito genovese è durato otto minuti, un terzo del tempo impiegato da altri governi, secondo l’allora indignato Gigi Di Maio, per fare operazioni simili.
Per non dire di certe sparate. Come quella del 10 dicembre 2015 quando Alessandro Di Battista, nella scia del suicidio di un poveretto, tuonò: «Ho il voltastomaco. Salvano le banche con i soldi della povera gente. L’hanno sempre fatto. Fa parte della trasformazione in “democrazia bancaria” che stiamo subendo da anni. Un pensionato si è ucciso dopo aver perso i risparmi nel salvataggio di Banca Etruria. Oggi diranno che chi lo ricorda è uno sciacallo. Per me gli sciacalli, quelli veri, stanno in Parlamento! L’Italia è diventata una Repubblica fondata sulla banche, non sul lavoro. Le banche finanziano i giornali, a volte ne detengono una quota di proprietà. Le banche finanziano la politica e in cambio ricevono i famosi decreti salvabanche».
Una accusa non nuova. Mesi prima, il 22 aprile, dopo il naufragio nel Canale di Sicilia di una carretta del mare carica di 800 migranti, aveva preso a pesci in faccia alla Camera Matteo Renzi, reo di aver «sciorinato un maremoto di luoghi comuni», dicendogli in aula: «La verità è che se gli italiani che si impiccano, gli africani che fuggono, i pensionati che rovistano nella mondezza o gli studenti che lasciano l’Italia non fossero persone ma banche, li avreste già salvati».

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