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Lug 29

Attentato in Francia, ora l’ordine è di attaccare le chiese

Fonte: Corriere della Sera

di Guido Olimpio

Uccidere davanti a un altare e in mezzo ai fedeli lancia l’idea di pulizia etnico-religiosa
I modi e la ferocia dell’attaco sono simili a quelle delle esecuzioni degli ostaggi in Siria

Esattamente un anno fa. Dar al-Islam, rivista online in francese dell’Isis, è uscita con pagine piene di consigli operativi. Ha invitato i seguaci in Occidente a colpire i cristiani con «l’obiettivo di piantare la paura nei loro cuori» e indicato i bersagli: tra questi le chiese e i luoghi di culto. Poi c’era un’annotazione indirizzata ai lupi solitari: «Non importa l’arma che usate, sia anche un coltello da cucina o un altro oggetto tagliente». In seguito uno dei kamikaze del 13 novembre, Bilal Hadfi, aveva esortato a fare lo stesso nel suo testamento. Qualcuno ha letto con attenzione, poi ha eseguito, trucidando il povero parroco della chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen.
Le fasi degli attacchi
L’atto barbaro arriva alla fine di un lungo processo, con quattro fasi. Il progetto, l’organizzazione, l’influenza e la propaganda. In cima alla piramide c’è l’idea jihadista, lanciata dal Califfato e dagli ordini impartiti dal comandante operativo nonché portavoce, Mohammed al Adnani. Una doppia strategia. Oggi sulla difensiva nei territori mediorientali a causa dell’ampia pressione militare della coalizione, all’offensiva all’estero grazie all’estrema adattabilità dei suoi membri. In grado di agire singolarmente o in squadra, a seconda della disponibilità di uomini e risorse. In questi mesi, semplici simpatizzanti — appena suggestionati dal progetto — militanti stagionati, reduci di guerra e di galera, hanno risparmiato pochi target. La campagna d’Europa è iniziata con la strage del museo ebraico di Bruxelles (maggio 2014) ed è poi proseguita coinvolgendo i treni, un teatro, i pub, lo stadio, un aeroporto, una stazione, due concerti, i fuochi d’artificio di Nizza. Infine la chiesa. Non proprio una sorpresa. Già nel 2000 al Qaeda aveva pensato ad un attacco vicino alla cattedrale di Strasburgo e nell’aprile 2015 è stato arrestato Sid Ahmed Ghlam, che aveva in programma una missione contro il tempio di Villejuif. Due esempi minori in mezzo ad altri ben più sanguinosi a latitudini lontane, dove le comunità cristiane sono state aggredite in modo selvaggio.
L’impatto emotivo
Chi li ha assassinati è consapevole dell’impatto emotivo provocato. Facendolo davanti ad un altare e in mezzo ai fedeli ha lanciato un messaggio violento, di «pulizia etnico-religiosa». Inoltre ha ripetuto lo «stile» dell’esecuzioni degli ostaggi compiute dallo Stato Islamico in Siria, con la ferocia documentata da un video. L’assassino di ieri si è forse ispirato al boia francese apparso in un filmato dell’organizzazione: Maxime Hauchard, 24 anni, originario della Normandia, finito nei ranghi dei tagliagole. Non l’unico ad essere partito da questa terra. Per il ministero dell’Interno nella zona sono circa 140 i soggetti pericolosi, 30 dei quali sorvegliati (dicono) da vicino. Numeri importanti.
I profili diversi degli attentatori
Per ognuno degli attentati un profilo di terrorista diverso, a conferma di come la minaccia possa essere variabile e, talvolta, immediatamente riconoscibile. A conferma dell’abilità della fazione di attirare personalità «miste», estremisti definiti dagli specialisti «ibridi», in quanto mescolano politica e problemi personali. Ci vogliono mesi per capire quale sia il legame con la casa madre, anche se è innegabile l’influenza e l’ispirazione. Con l’aumentare delle operazioni, l’Isis ha anche accelerato i tempi della rivendicazione. Dalle 36 ore per Nizza si è scesi a 4 ore per l’ultimo scempio. L’estremista che ha postato il testo aveva tanta fretta che nella versione araba la data era sbagliata, 25 luglio invece che 26. Quanto alla formula la solita, immutabile. Ma queste sono minuzie. L’Isis è consapevole che le assunzioni di responsabilità diventano un incentivo, una spinta per altri. Sanno che il loro gesto sarà subito riconosciuto dai propagandisti della fazione inserendolo nell’offensiva in corso. Uno scenario dove regioni una volta ritenute tranquille si trasformano in una prima linea difficile da controllare. Subito dopo il massacro sulla Promenade des Anglais i servizi di sicurezza hanno messo in guardia sul rischio islamista nelle province francesi, con piccole cittadine e località minori esposte alle incursioni. Un allarme che ha trovato la sua conferma nell’assalto ai fedeli radunati in preghiera.

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