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Nov 28

Ai vertici tutti maschi (ancora?)

Fonte: Corriere della Sera

di Maria Silvia Sacchi

Su nove società per le quali Cdp (pilastro dell’economia italiana controllato dallo Stato) si è espressa, nove sono stati i nomi di uomini indicati come presidente e/o amministratore delegato. Il 100%. In un caso (Sia) sono maschili tutte e cinque le designazioni di competenza della Cassa


Se qualcuno avesse ancora un dubbio sull’utilità di rinnovare la legge sulle quote di genere, scorra l’elenco delle nomine di martedì della Cassa depositi e prestiti. Su nove società per le quali Cdp (pilastro dell’economia italiana controllato dallo Stato) si è espressa, nove sono stati i nomi di uomini indicati come presidente e/o amministratore delegato. Il 100%. In un caso (Sia) sono maschili tutte e cinque le designazioni di competenza della Cassa. Non si è trovata nessuna professionista capace di assumere la presidenza del consiglio di amministrazione di Sace o di Simest, o del Fondo italiano d’investimento sgr. Ci soffermiamo sulle presidenti perché almeno su questa carica l’Italia aveva fatto alcuni passi avanti. Una indagine realizzata dal Corriere della Sera su quattro Paesi europei aveva, infatti, evidenziato come in dieci anni nel nostro Paese le donne presidenti nelle 30 principali società quotate erano passate dal 5% del 2008 al 18% del 2018. Solo una società, invece, era guidata da una amministratrice delegata (Salvatore Ferragamo). Il ruolo di ad è quello più difficile da scalfire.
La legge sulle quote (la Golfo-Mosca), introdotta nel 2011, ha portato la presenza femminile nei cda oltre il 33%, come richiesto, ma finora non è riuscita a fare il passo successivo: raggiungere le cariche più alte. Si tratta di processi lunghi e la Golfo-Mosca è prossima alla scadenza. Per questo a gennaio, prima firmataria Cristina Rossello (Forza Italia), è stata presentata la proposta di proroga per altri tre mandati, con l’obiettivo di far assestare il processo culturale. In sua assenza, il rischio di un ritorno indietro è alto. E questo nonostante ormai tutte le analisi siano univoche nel quantificare i benefici che la diversità porta alle aziende e alla società. Un recente dossier del Comitato economico e sociale europeo di Bruxelles ha stimato che il mondo perde l’equivalente di 140 trilioni di euro per il fatto che le donne non partecipano pienamente al mercato del lavoro e hanno stipendi inferiori degli uomini. Ma cedere il potere è l’esercizio più difficile.

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