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Ott 15

A Berlino si litiga per una legge scritta al femminile

Fonte: Corriere della Sera

di Paolo Valentino

L’iniziativa della ministra della Giustizia spacca la maggioranza e il ministro dell’Interno sostiene addirittura che sarebbe incostituzionale


Christine Lambrecht è la ministra socialdemocratica della Giustizia nel governo Merkel. Impegnata da sempre nella battaglia per i diritti delle donne, è convinta che la parità di genere cominci dal linguaggio.
Coerente con questa premessa, Lambrecht aveva deciso di passare all’azione. E ha scritto li suo più recente disegno di legge, che aggiorna il diritto fallimentare per aiutare l’economia tedesca ad affrontare meglio le conseguenze della pandemia, tutto o quasi al femminile, usato come generico al posto del maschile abituale. Dunque non più imprenditore, creditore o debitore, ma imprenditrice, creditrice o debitrice come accezione generale erga omnes. «Le leggi devono essere scritte in linguaggio chiaro e corretto, che tuttavia deve anche esprimere la parità di genere», ha spiegato un portavoce.Ma l’iniziativa di Lambrecht ha provocato reazioni molto negative anche nella Grosse Koalition. «Non ho nessuna comprensione per queste follie di genere», dice il vice-presidente dei deputati Cdu-Csu, Thorsten Frei, secondo il quale la legge va approvata al più presto e non è il caso di farne un test ideologico. E il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, ha avvertito che così formulata la legge potrebbe essere incostituzionale, poiché «mentre l’uso del generico maschile è riconosciuto dai linguisti come riferimento sia per le donne che per gli uomini, quello femminile finora non lo è». Invitata da Seehofer ad adeguare il testo, Lambrecht ha rimesso tutto al maschile.
Forse però l’osservazione migliore è quella del deputato liberale Stephan Thomae, il quale ha riconosciuto che anche la lingua delle leggi dev’essere libera da discriminazioni di genere, ma ha aggiunto che «il nuovo diritto fallimentare, nella prospettiva dell’ondata di fallimenti che si annuncia, non è la vetrina giusta per una polemica interna alla coalizione sull’uso del maschile o del femminile come generico». Sarà per un’altra volta.

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